Impotenza appresa – Quando impariamo non essere capaci

L’impotenza appresa è la convinzione profonda, e spesso inconsapevole, di non essere capaci.

Pensate di non essere bravi in qualcosa? Ma perché non siete bravi? L’abilità di apprendere è molto di più di semplice talento. Purtroppo, alle volte, anziché apprendere un’abilità, impariamo di non essere capaci: è l’impotenza appresa.

A volte non siamo capaci perché, senza accorgercene, ci siamo convinti che è così.

Il fenomeno si riferisce alle situazioni in cui sperimentate per qualche ragione ripetuti fallimenti nel tentativo di svolgere un  compito e, come conseguenza, decidete che quel compito è in effetti impossibile, che non può essere svolto, almeno non da voi: avete imparato ad essere impotenti.

L’impotenza appresa è un limite auto imposto. È il meccanismo psicologico per cui le persone smettono di provare.

Se questo sentimento copre un’intera gamma di abilità, il risultato può essere una grave difficoltà nell’affrontare la vita. Nel caso estremo, tale impotenza appresa conduce alla depressione e alla convinzione di essere incapaci e inutili come persone.

Da dove arriva il senso di impotenza appreso

Il convincersi di non essere capaci è un meccanismo subdolo perché a volte bastano solo alcune esperienze casualmente negative per scatenare la reazione.

senso di impotenza appreso

Il fenomeno è stato più frequentemente studiato come un precursore del problema clinico della depressione, ma è evidente anche in ambienti scolastici, sociali e nell’utilizzo di strumenti nella vita quotidiana. Le fobie comuni verso la tecnologia e verso la matematica, ad esempio, derivano in gran parte dal fenomeno dell’impotenza appresa.

Quando avvengono fallimenti ripetuti nell’affrontare una situazione apparentemente semplice è facile per le persone generalizzare e sottintendere che si tratti di un problema insito nella loro persona.

Quando le persone hanno problemi con l’uso della tecnologia, specialmente quando percepiscono, di solito erroneamente, che nessun altro ha gli stessi problemi, tendono a incolpare sé stesse. E più hanno problemi, più si sentono impotenti, più credono di essere tecnicamente o meccanicamente inetti.

Diventa una profezia che si auto-avvera.

Il fenomeno dell’impotenza appresa è particolarmente ironico perché le persone si sentono colpevoli in prima persona quando invece di solito la colpa risiede nelle circostanze.

Impotenza appresa a scuola e nella vita

L’impotenza talvolta viene persino insegnata.

Considerate l’allergia che molti hanno per la matematica. Basta non aver capito subito un elemento per fallire in tutti gli argomenti che seguono, causando una catena di fallimenti che convincono la persona di essere incapace nella matematica, quando in realtà il fallimento è più probabilmente derivato dal fatto che l’insegnamento della materia è stato scorretto o l’approccio non ha funzionato.

Il problema è che una volta che il fallimento è avvenuto, viene presto generalizzato a tutto l’argomento della matematica. Lo stesso fenomeno è comune nel rapporto con la tecnologia. L’impotenza appresa è un circolo vizioso: se fallite in qualcosa pensate che sia colpa vostra, quindi pensate di non poterlo fare, e di conseguenza la prossima volta che dovete svolgere il compito credete di non poterlo fare, quindi non ci provate neppure e, inevitabilmente, fallite di nuovo, il che prova che è colpa vostra. Siete allora intrappolati in una profezia che si auto-realizza.

Superare l’impotenza appresa

Ma proprio come impariamo a rinunciare dopo ripetuti fallimenti, possiamo imparare ad avere risposte ottimistiche e positive alle esperienze.

teoria dell'impotenza appresa

Per anni gli psicologi si sono concentrati sulla triste storia di come le persone fallivano, esplorando i limiti delle capacità umane e delle psicopatologie: depressione, mania, paranoia e così via. Ma il ventunesimo secolo ha visto un nuovo approccio: concentrarsi su una psicologia positiva, uno sviluppo di una cultura del pensiero positivo e del sentirsi bene con sé stessi.

L’impotenza appresa è un’abitudine che si innesca meno facilmente quando il nostro atteggiamento nei riguardi dell’apprendimento è entusiasta e positivo, quando non ci prendiamo troppo sul serio e accettiamo il fallimento come parte del processo.

In realtà, il normale stato emotivo della maggior parte delle persone è positivo. Quando qualcosa non funziona, invece di incolpare noi stessi è altrettanto facile imparare a incuriosirsi a una sfida interessante o essere ben disposti verso un’esperienza di apprendimento.

La teoria dell’impotenza appresa porta al valore del fallimento

Dobbiamo rimuovere la parola “fallimento” dal nostro vocabolario, sostituendola invece con la parola “apprendimento”.

Nel fallimento c’è qualcosa da imparare: si impara dai fallimenti come dai successi, anzi, dai fallimenti si impara di più. Ad ogni successo, siamo contenti, ma spesso non abbiamo idea del perché ci siamo riusciti. Con il fallimento, è spesso possibile capire il perché delle cose e garantire che il male non accadrà mai più e il successo sia più probabile in futuro.

L’impotenza appresa porta a vedere il fallimento come un assoluto, qualcosa che deve essere a ogni costo evitata. Il problema è che esiste solo un modo per avere la garanzia di non fallire mai: non tentare. Fallire fa male, ma è un dolore necessario all’evoluzione della persona e, spesso, parte fondamentale della soddisfazione che traiamo quando il risultato finalmente arriva.

Quando si comprende questo, si comprende anche come accettare il fallimento per quello che è: una parte del percorso, non un difetto della nostra persona.

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